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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

dal 1764 voce illuminista a Milano.

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3 aprile 2015

Già, il pensiero Illuminista come è importante per ogni essere, come è umano nella sua immensità.

L'illuminismo dopo anni di abbandono da parte di tutti ritorna "di moda" ed il fatto è che coloro che sono ancora liberi non possono ignorare questo pensiero filosofico da sempre in contraddizione spontanea con se stesso riesce a formulare oltre l'autocritica un respiro per tutta l'umanità.
La predisposizione del potere, inteso come verticismo di controllo di qual ragione sia, ha tentato da sempre di farlo proprio e tenta di confinare questo pensiero.
Ognuno vorrebbe essere il portaparola, il riferimento, la guida, il vertice, ma il fantastico del pensiero illuminista è la libertà individuale basata sulla sensibilità, come già Voltaire nelle sue prime indicazioni ne definiva dell'Amicizia.  Per questo gli illuministi sono Amici nella reciprocità.

Da un organo di Stampa ufficiale Russo lo Sputnik (ex Voce della Russia) riproduciamo integralmente il pensiero fatto proprio, e da  illuministi, nella reciprocità ma ancora spaventati da un passato non molto lontano  riconosciuto, rispondiamo in metafora con una poesia, una una villanella, quindi di un componimento che, nell'originale, è un vero e proprio canto, pertanto pubblichiamo qui di seguito il video in originale di Dylan Thomas,

 “Non andare docile in quella buona notte”
Non andare docile in quella buona notte,
I vecchi brucino infervorati quando è prossima l’alba;
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.
Benché i savi infine ammettano ch’era giusta la tenebra
Poiché le loro labbra nessun fulmine scagliarono
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli onesti, nell’onda ultima, urlando quanto fulgide
Le fragili opere potevano danzare in verdi anse
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.
I bruti che strinsero e cantarono il sole in volo,
E tardi appresero d’averne afflitto il corso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.
Gli austeri, morenti, scorgendo con vista cieca
Che gli occhi infermi splendono e gioiscono come bolidi
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.
E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami, o salvami, ora, con le tue fiere lacrime;
Non andare docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.
Dylan Thomas


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Libri

Illuminismo, 


Tolstoj e matematica

© Fotolia/ adistock
OPINIONI
(aggiornato 17:47 31.03.2015) 
Tatiana Santi


L’epoca in cui l’uomo diventa la figura centrale, l’uomo e i suoi diritti. Nasce nel settecento il movimento in grado di illuminare le menti contro stereotipi e pregiudizi. L’Illuminismo però non è solo la Rivoluzione francese.

Dopo la caduta del muro di Berlino la storiografia sull'epoca dei lumi cambia radicalmente e oggi lo studio dell'Illuminismo rappresenta un ampio spazio di ricerche di grande attualità in Europa e in Russia.
Se ne è parlato in una conferenza all'Ambasciata d'Italia a Mosca, dove è intervenuto anche il professore ordinario di storia moderna all'Università di Torino Vincenzo Ferrone, che ha rilasciato un'intervista a Sputnik Italia.
- A partire dall'illuminismo diventa fondamentale un approccio critico alla storia per sfatare gli stereotipi. Non le sembra che oggi in Italia per quanto riguarda la Russia ci sia un approccio unilaterale?
- Ci sono molti pregiudizi, è vero. Questo lo diceva già il mio maestro Franco Venturi, che amava molto la Russia. Franco Venturi insisteva molto sulla dimensione europea della Russia. La Russia ha un'anima europea. La devono riscoprire, ecco perché io invito i colleghi russi a dare un contributo alla storia dei diritti umani, perché anche loro ne sono stati protagonisti. L'illuminismo non è la rivoluzione francese, l'illuminismo è Novikov, sono i grandi studiosi che nell'area russa sono venuti dopo a rifletterci fino a Dostoevskij. Devono tornare a riflettere sulla comune matrice illuministica europea. In questo senso bisogna superare i pregiudizi contro la Russia.
- Nelle università italiane secondo lei non c'è una sorta di colonizzazione anglosassone se prendiamo i testi di studio per esempio? Il punto di vista russo viene considerato?
Certamente il potere economico aiuta. Si tratta di capire poi che punto di vista russo: politico, economico o religioso. Io sono convinto che esista uno spazio critico europeo, sta ai russi far valere le loro ragioni finalmente scrivendo libri, che in qualche modo intercettino queste tematiche. C'è ancora poca ricerca storiografica. Agli inizi del ‘900 i russi erano i migliori studiosi dell'illuminismo, poi Stalin li ha ammazzati tutti e sono spariti. Adesso devono tornare a studiare l'illuminismo.
I grandi pensatori russi sono tradotti, la letteratura russa è tradotta, conosciuta e discussa. È un problema di qualità e di spirito critico. Non è soltanto una questione di pregiudizi ideologici. La comunità scientifica ha anche questi pregiudizi, ma non ne è dominata solo dai pregiudizi.
- A suo parere quanto tempo deve passare dopo un evento storico per poterlo descrivere nei libri di storia? Per esempio per parlare della guerra ucraina che è ancora in corso?
Ci vogliono molti anni, almeno un decennio. Ho visto che ci vogliono dai 10 ai 20 anni. Adesso per la guerra in Ucraina il giudizio è politico, non è storico. Quando la politica sarà superata, si cercherà di capire quali erano gli oggetti del contendere. Adesso c'è troppa disinformazione.
Alla conferenza è intervenuto anche il matematico Piergiorgio Odifreddi. Odifreddi sul suo sito ha pubblicato diverse interviste immaginarie a personaggi come Gesù e Hitler. Gli abbiamo chiesto quale personaggio russo vivente o del passato vorrebbe intervistare.
Lev Trotskij
Lev Trotskij
- Onestamente quello che mi piacerebbe di più è Trotskij. Quando sono arrivato  in Russia nel '82 mi ero interessato a tutta la storia della rivoluzione. Per me la storia cominciava nel 1917, forse 1905, con la prima rivoluzione. Una persona che ho scoperto recentemente è Tolstoj. Se uno legge da vecchio "Guerra e Pace" si accorge che ci sono molte pagine di matematica. Lui ha quest'idea che la storia non sia fatta dai grandi uomini, bensì da un insieme enorme di persone individuali.
C'è un'operazione in matematica che prende gli infinitesimi e li mette insieme in quello che si chiama integrale. Tolstoj ha quest'idea e lo scrive in molte pagine di "Guerra e Pace". Parlare con Tolstoj sarebbe molto interessante, anche perché poi è uscito di senno, è diventato come Pascal. Io ho incontrato molti matti, da John Nash, di cui si parla nel film "A beautiful mind".. Ieri sono stato casa di Tolstoj, dopodomani andrò a Yasnaya Polyana. Dopo "Guerra e Pace" mi sono innamorato di lui, vorrei intervistare anche lui, perché no.